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Fatturazione elettronica PA: ultima deadline

Presto l’obbligo di rilasciare fatture in formato digitale scatterà anche nei confronti degli enti locali. Come procede l’adeguamento degli uffici pubblici italiani?

Attenzione! Il 31 marzo 2015 sta arrivando!”. Benché questa asserzione possa sembrare sinistra e vagamente minatoria non è altro che un semplice promemoria per coloro che già emettono o emetteranno fatture verso la Pubblica Amministrazione. Si tratta infatti dell'ultima deadline prevista dal provvedimento relativo alla fatturazione elettronica in Italia, che vieta alle PA di accettare fatture emesse o trasmesse in forma cartacea e di accettare alcun pagamento sino al momento della ricezione del documento in formato digitale. Se tale obbligo risulta in vigore già dal 6 giugno scorso per la cosiddetta PA centrale (9.000 enti e loro emanazioni, per un totale di 16.000 uffici pubblici), per i 10.500 enti locali e per i restanti 1.500 centrali l’obbligo scatterà proprio il 31 marzo 2015. Presto si chiuderà dunque il lungo periodo di transizione pensato per agevolare il recepimento del provvedimento da parte delle amministrazioni locali e dei propri fornitori, e questi ultimi si troveranno a dover gestire in modalità digitale le tre fasi della fatturazione: emissione, trasmissione e conservazione. Ma saranno pronti all’appuntamento con una delle più importanti rivoluzioni documentarie degli ultimi decenni? Dai dati elaborati dall’Agenzia delle Entrate, relativi al periodo dal 6 giugno allo scorso novembre, emerge una progressiva dimestichezza col mezzo digitale da parte dei fornitori e un’incoraggiante velocità di adeguamento tecnologico da parte delle PA. Tali valutazioni scaturiscono dall’analisi dei file fattura scartati o viceversa inoltrati alla pubblica amministrazione da parte del SdI (Sistema di Interscambio), l’infrastruttura statale dalla quale transitano tali documenti prima di essere recapitati ai diversi uffici destinatari. Tra le funzioni dello SdI vi è quella di verificare la correttezza formale delle fatture e, di conseguenza, smistarle adeguatamente o segnalarne la mancata presa in carico. Tornando alla relazione dell’Agenzia delle Entrate, notiamo che nel giugno ’14, il mese in cui l’obbligo Fatturazione Elettronica ha fatto il suo esordio nel nostro Paese, i documenti ricevuti dal Sdi sono stati 43.083, di cui il 60% inoltrato alla PA e il 40% scartato per diverse motivazioni. Tralasciando i dati del mese di agosto, sempre poco indicativi per statistiche del genere, assistiamo un sensibile e costante miglioramento sia dal punto di vista quantitativo sia qualitativo delle fatture digitali inviate: 197.550 a luglio (73% recapitate – 27% scartate),  259.120 a settembre (78% - 22%) e 403.976 a ottobre (80% - 20%). Gli ultimi dati disponibili mostrano un ulteriore aumento della confidenza degli utenti con il nuovo supporto/processo e la conseguente diminuzione di errori formali e procedurali: 408.709 fatture elettroniche ricevute dal SdI nel mese di novembre, con solo il 14% di scarto. La fatturazione elettronica obbligatoria è certamente un ottimo spunto da cui partire per porre all’attenzione pubblica la necessità di digitalizzare il nostro Paese. Che sia davvero il primo passo per una profonda innovazione tecnologica di aziende e PA, e il superamento del digital divide?

Leggi anche l'articolo sui vantaggi della fatturazione elettronica verso la PA.

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