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Food & Beverage italiano? Crescita, export e innovazione…

Le PMI del settore alimentare aumentano fatturato ed esportazioni. Boom di birre artigianali made in Italy nel Regno Unito. Massima attenzione al rischio contraffazione.

Inversione di rotta completata. L’industria alimentare italiana ora naviga a vele spiegate verso terre inesplorate, a velocità da tempo sconosciute. Questa l’immagine romantica ma assolutamente veritiera che si può dedurre dai toni utilizzati da Coldiretti per descrivere i recenti successi del nostro food & beverage. Il fatturato di prodotti alimentari e bevande cresce il doppio rispetto a tutti gli altri comparti industriali italiani, con un aumento dell’1,8% nel dicembre 2014 rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Una grande spinta in tal senso è stata fornita dall’export, che ha fatto segnare un record storico nel corso dell’anno appena terminato: 34,3 miliardi di prodotti made in Italy esportati (+2,4% su base annua). "La caduta del tasso di cambio dell’euro nei confronti del dollaro spinge le esportazioni italiane fuori dall’Europa ed è dunque un’opportunità - precisa la Coldiretti - per sostenere la ripresa economica nell’attuale fase di stagnazione dei consumi interni”. Infatti è proprio oltre i confini comunitari che le PMI dell’agroalimentare del nostro Paese stanno realizzando oltre un terzo dell’export. Nel 2015 Federalimentare prevede un ulteriore incremento del 5%. Ma nono sono solo le esportazioni a far sorridere gli imprenditori del settore. Anche sul fronte interno le cose stanno per cambiare e i consumi nazionali di cibi e bevande, dopo anni di flessione, dovrebbero tornare a crescere già da quest’anno. Dunque il food & beverage è un settore finalmente in salute, capace di valorizzare i prodotti tipici della nostra tradizione eno-gastronomica ma anche di trarre nuova linfa da prodotti artigianali emergenti. A tal proposito è d’obbligo segnalare il boom dell’export di birra italiana. Con un aumento del 13% nel 2014, la vendita all’estero di uno fra gli alcolici più amati nel mondo raggiunge picchi inediti per i produttori del nostro Paese. Gran parte del merito è da attribuire agli oltre 600 microbirrifici italiani che, con i loro prodotti di qualità, stanno raggiungendo mercati inaccessibili fino a pochi anni orsono. Ci riferiamo in particolare al Regno Unito, dove nei tradizionali pub è sempre più facile sorseggiare prodotti artigianali made in Italy (circa metà del nostro export di birra è destinato al mercato britannico). Come sottolinea Coldiretti, questo settore ha generato una forte spinta occupazionale fra i giovani under 35, una proficua collaborazione con le aziende agricole e un grande spot per le cosiddette produzioni a chilometro zero.

L’alimentare italiano è in crescita e ha enormi potenzialità ma gli ostacoli non mancano. Senza il sostegno delle istituzioni, contraffazione e barriere non tariffarie potrebbero frenare il food & beverage italiano. E il nostro Paese non se lo può permettere se, come dichiarato, si vuole raggiungere, entro il 2020, la soglia dei 50 miliardi di prodotti esportati l’anno. 

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