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L’alimentare italiano torna a crescere

Nel 2015 produzione e consumi food & beverage avranno segno positivo. Per Federalimentare sarà l’export a trainare l’importante settore manifatturiero italiano.

La flessione dei consumi alimentari in Italia si è fermata. Dopo sei anni di continui e preoccupanti segnali negativi dal nostro mercato interno, nel 2015 vedremo un segno “+” a ridosso dei dati relativi al food & beverage del Belpaese. Già nell’anno appena trascorso sono giunti segnali di ripresa, in particolare dall’agroindustria, la cui produzione è salita dello 0,6%, e dall’export che invece ha visto un +3,1% su base annua. Ma i numeri del 2015 sono ancora più confortanti. Benché il presidente di Federalimentare, Luigi Scordamaglia, predichi cautela su una ripresa fragile che potrebbe essere stroncata sul nascere, un approccio più ottimistico è d’obbligo dopo tanti mesi di difficoltà. Secondo le previsioni dall’associazione dell’industria alimentare italiana, la produzione crescerà infatti dell’1,1% (con un fatturato di circa 134 miliardi di euro), l’export del 5,5% e i consumi food & beverage si consolideranno intorno a un +0,3%. Ad alimentare tale spinta propulsiva concorreranno anche particolari congiunture politiche-economiche come il calo del prezzo del petrolio, del valore dell’euro, e il miglioramento del credito per famiglie e imprese. Inoltre un evento come Expo 2105, incentrato proprio sui temi legati al cibo, potrebbe essere davvero il volano per un boom del nostro settore alimentare e per una maggiore diffusione delle eccellenze made in Italy nel mondo. Sempre a patto che la pressione fiscali diminuisca. Il probabile aumento dell’IVA di 3,5 punti percentuali previsto per i prossimi anni vanificherebbe qualsiasi sforzo delle nostre pmi del food. Stiamo parlando di oltre 58 mila imprese, per un totale di 385 mila lavoratori diretti e altri 850 mila impiegati nell’agricoltura. Il secondo baluardo del manifatturiero italiano che, nonostante la crisi, ha retto meglio di molti altri settori. Ad esempio, il calo di occupazione nell’alimentare ha interessato 6 mila addetti contro i 200 mila del metalmeccanico, mentre la produzione è calata di 3 punti percentuali a fronte di un calo medio generale del 24%. Ma ora le prospettive sembrano davvero cambiate. L’obiettivo di Federalimentare è favorire l’export delle pmi per raggiungere almeno i 50 miliardi di euro entro la fine del 2020. Si perché saranno proprio le esportazioni a trainare il settore, con un peso sul fatturato che dal 14% del 2004 è passato 20,5% del 2014. Siamo ancora lontani dai principali competitor europei come Germania (32%), Francia (28%) e Spagna (22%) ma il gap è colmabile: siamo certi che i mercati cinese e statunitense, in continua espansione, saranno esplorati da molte aziende italiane.