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L’IoT è il futuro delle PMI ma serve più coraggio

”Internet delle cose” non fa ancora parte della vita quotidiana e dei progetti di molte aziende. I motivi di un simile “ritardo” rispetto ad altri trend tecnologici del momento non sono di carattere economico-finanziario…

Se le previsioni a lungo termine sulla diffusione dell’IoT in ambito business sono molto incoraggianti, non può dirsi altrettanto per le prospettive nel breve periodo. Benché Accenture preveda un apporto di circa 14.200 miliardi di dollari all’economia mondiale entro il 2030, ”Internet delle cose” non fa ancora parte della vita quotidiana e dei progetti di molte aziende. Secondo un rapporto Gartner infatti il 20% dei leader IT mondiali coinvolti in progetti IoT è convinto che tale tecnologia concorrerà alla trasformazione del business e all’incremento del fatturato aziendale non prima del 2020, quindi fra cinque anni o più. Un ulteriore 40% degli intervistati dichiara invece che tutto ciò accadrà a partire dal 2018. Benché l’Internet of Things cambierà almeno 6 organizzazioni su 10, di fatto, la situazione generale attuale risulta piuttosto acerba: solo un’esigua percentuale di organizzazioni può vantare soluzioni di questo genere perfettamente implementate e già funzionanti. I motivi di un simile “ritardo” rispetto ad altri trend tecnologici del momento non sono di carattere economico-finanziario poiché sensori e connessioni hanno costi piuttosto contenuti. Ciò che invece implica grandi sforzi è l’individuazione della strategia IoT più confacente al proprio caso specifico. La finalità di questa tecnologia in ambito industriale infatti non è quella di rendere gli oggetti più smart bensì di creare nuove opportunità di business sfruttando internet e il progresso hi-tech. A tal proposito, gli esperti Gartner hanno rilevato che solo nel 25% delle aziende oggetto d’analisi esistono già unità organizzative incaricate dei progetti IoT. Nei prossimi tre anni tali divisioni aziendali tenderanno a crescere e saranno definite chiare leadership alla guida di team ad hoc. Una buona strategia IoT prevede infatti una precisa vision aziendale e uno staff altamente specializzato. Ma tutto ciò è ancora poco diffuso. Molti intervistati sottolineano addirittura che gran parte dei manager di alto livello non abbiano piena consapevolezza delle potenzialità di “Internet delle cose”. Certamente questo discorso non deve essere generalizzato e la situazione varia da settore a settore. Ad esempio, in ambienti come quelli pubblico, bancario e assicurativo, la tecnologia oggetto d’analisi non rientra ancora nei business plan del top management, mentre se spostassimo la nostra attenzione ai comparti comunicazione e servizi troveremmo soluzioni molto avanzate. Commentando i dati dell’indagine, Nick Jones, Vice President e Distinguished Analyst di Gartner, ha voluto infine precisare che l’IoT presenta rischi e sfide, e che gli intervistati hanno dimostrato  profonda consapevolezza dei possibili fattori di ostacolo all’adozione di queste tecnologie. Fra questi troviamo ai primi posti privacy e sicurezza, in particolare in ambito bancario e finanziario; a seguire, vengono ravvisate difficoltà a trovare le skill necessarie fra le risorse umane a propria disposizione e si genera quindi il bisogno di assumere degli specialisti in materia.